Un viaggio per conoscere le gemme preziose… lo Zaffiro

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Lo Zaffiro

La varietà del corindone più apprezzata, dopo il rubino, di cui abbiamo già parlato, è lo zaffiro, il cui nome deriva probabilmente dal greco sappheiros, che vuol dire “azzurro”, o dall’ebraico sappir, che vuol dire “la cosa più bella”.

Come si è già visto per il rubino, anche per lo zaffiro, in passato, esisteva la stessa confusione, tale per cui tutte le gemme blu venivano scambiate per questa varietà di corindone.

La produzione dello zaffiro è molto più elevata di quella del rubino ed è per questo motivo che, in linea di massima, avendo quotazioni di mercato più basse rispetto a quelle del rubino, risulta essere anche meno pregiato di quest’ultimo. Un’ulteriore possibile svalutazione dello zaffiro è dovuta all’evoluzione delle tecniche di trattamento, alle quali veini sottoposto questo materiale, fra le quali, la pià compromettente è quella illecita di termodiffusione. Questo trattamento venne scoperto, per la prima volta in Italia, nel 1981, ad opera dell’allora Studio Consulenze Gemmologiche di Valenza.

Il colore dello zaffiro, causato da trasferimenti di carica ferro-titanio, può, come nel caso del rubino, assumere tonalità molto tenui (materiale “geuda”, Sri Lanka) e raggiungere punte piuttosto scure, fino a nerastre (materiale australiano).

Nell’antichità lo zaffiro era considerato simbolo di bontà, magnanimità e fedeltà, nonchè di comando. I poteri terapeutichi di questa gemma riguardavano l’apparato visivo e intestinale; aveva inoltre il potere di arrestare le emorragie, di guarire le infiammazioni e, se tenuta in bocca, preservava dalle morsicature degli scorpioni.

Da Plinio, lo zaffiro, fu probabilmente confuso con il lapislazzuli in quanto parlava di “punti d’oro splendenti nella pietra” (la pirite nel lapislazzuli).

Per i cristiani lo zaffiro rappresentava la volta celeste ed era anche l’emblemadella Madonna.

Fra i più importanti zaffiri facenti parte dei Gioielli della Corona d’Inghilterra vi sono lo “Stuart Sapphire” (noto anche come zaffiro di Carlo II) e lo “Sapphire of St. Edward”. Altri zaffiri celebri sono quelli asteria, quali lo “Star of India” di circa 536 ct (conservato nel Museum of Natural History di New York), il “Logan Sapphire” di 423 ct,lo “Star of Asia” di 330 ct, lo “Star of Artaban” di 316 ct, il “Bismark Sapphire” di 98,6 ct (tutti e quattro conservati nella Smithsonian Institution di Washington) e il “Midnight Star” di 116,75 ct, che è quasi da considerare come corindone viola.

Gli Zaffiri del Myanmar

Le inclusioni degli zaffiri del Myanmar sono diverse da quelle dei rubini della stessa zona, in quanto i primi si trovano in pegmatiti e sieniti nefelino-corindoniche, mentre gli altri in argille cristalline metamorfosate.

Ne risulta un esempio, che in questi zaffiri le inclusioni cristalline sono piuttosto rare, mentre abbondano quelle liquide di origine secondaria, sotto forma di alettine. L’effetto “seta”, in questo materiale, è probabilmente maggiore, ad aghi di ilmenite ed ematite, di colore bruno giallastro, già identificati in zaffiri thailandesi e australiani. I cristalli presenti negli zaffiri del Myanmar, nella zona di Mogok, sono classificabili come: apatite, incolore, in grani arrotondati; magnetite e pirrotite, opache in grani arrotondati; rutilo, rossastro e nero, sia in cristalli arrotondati sia in prismi allungati; calcite e dolomite, incolori, in forme arrotondate e romboedrali; briholite (silico-fosfato di terre rare), brunastra, in forme prismatiche; zircone, incolore in gradi arrotondati, con o senza alone; peridoto, verde, in individui corrosi; monazite (fosfato di cerio, lantanio e thorio), brunastra o incolore, in piccoli cristalli prismatici o arrotondati; mica flogopite, arancione brunastra, in forme tabulari, anche arrotondate; fergusonite (ossido di ittrio e niobio), brunastro rossastra, in forme arrotondate, associata a zircone; brookite (ossido di titanio), giallastra, in forme prismatiche.

Nei corindoni del Myanmar un’altra presenza consueta è quella dei cristalli negativi, che nei rubini sono di origine primaria e negli zaffiri secondaria. Queste inclusioni consistono in cavità di forma cristallina, riempite da liquido e gas (rimasugli della soluzione originaria da cui si è avuta la cristallizzazione). L’habitu tipico di queste cavità è quello dei cristalli di corindone: aspetto terrazzato con sviluppo del pinacoide basale, nonchè delle facce piramidali del romboedro; sono state però osservate cavità irregolari. Secondo Eppler (mineralogista tedesco) il gas di questi cristalli negativi, riconoscibile dal tipico odore, in occasione della rottura di un campione in esame, risultava essere acido solfidrico. La colorazione degli zaffiri del Myanmar è di un blu più violaceo e con maggior saturazione rispetto al materiale dello Sri Lanka, il quale presenta sovente vuoti di colore.

Gli Zaffiri dello Sri Lanka

Le inclusioni dei corindoni dello Sri Lanka sono abbastanza simili a quelle dei giacimenti precedenti, infatti anche in questo materiale è possibile osservare la “seta” che, però, si differenzia da quella del Myanmar in quanto, quando formata da rutilo, gli aghi sono più lunghi. Secondo Nassau (fisico statunitense), a formare la “seta” possono concorrere anche altre particelle con diverse colorazioni. Negli zaffiri “geuda” (materiale molto chiaro, che viene sottoposto a trattamento sia termico sia di termodiffusione) sono caratteristiche le formazioni a nubi brunastre, con aspetto bianco lattiginoso, torbido formate da minute particelle, chiamate dai commercianti del posto “diesel”.

Altrettanto comuni, nei rubini e negli zaffiri di questi giacimenti, sono le inclusioni cristalline, più o meno simili a quelle dei corindoni provenienti dal Myanmar: zircone, incolore, generalmente con alone dovuto a tensione esercitata dal cristallo, a causa del suo aumento di volume durante il decadimento nello stato metamittico; rutilo, rosso scuro, in forme prismatiche, anche allungate; miche (biotite, flogopite o muscovite), giallastre o bruno rossastre e incolori, in lamine, anche corrose; apatite, incolore, in forme prismatiche esagonali; spinello, incolore o verde (gahnospinello), in cristalli ottaedrici; pirrotite e pirite, opache con lucentezza metallica, in grani arrotondati.

Certi zaffiri, chiamati “ottu” cioè a rischio, presentano un nucleo incolore circondato da strati di colore blu intenso, tali da richiedere una particolare attenzione durante il taglio in quanto potrebbero perdere il colore, dislocato in una zona del grezzo.

(Il libro delle gemme)