Un viaggio per conoscere le gemme preziose… l’Ambra

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L’Ambra

La storia dell’amabra, assurta a gemma, si perde nei millenni. Inizia infatti ad essere conosciuta intorno al 15000 a.C., nel Peleolitico Superiore, per poi diffondersi a partire dall’Età del bronzo, nel Neolitico. L’apice, dal punto di vista del pregio, lo raggiunge nell’epoca romana, dove, oltre a ricoprire il ruolo di gemma (allora già ampliamente descritta da Plinio), assume significato religioso e le si attribuiscono inoltre poteri magico-curativi.

Una delle leggende riferite all’ambra, narrata dal poeta latino Ovidio, racconta la storia di Fetonte, figlio del Sole, che perse il controllo dei cavalli infuocati, dei quali era alla guida, causando il rischio di incendio della Terra e, per questo motivo, subì la punizione di Giove che lo fece annegare nel fiume Eridano (l’attuale Po). Fetonte venne pianto a lungo dalle Eliadi, sue sorelle, che, in riva al fiume, si trasformarono in pioppi e le cui lacrime divennero ambra.

Questa gemma, nel tempo, ha avuto varie denominazioni quali ad esempio: electron, dal greco, il cui significato è riferito ai bagliori solari e dal quale termine deriva poi quello di elettricità, in relazione alla proprietà triboelettrica dell’ambra; succinum e glessaria, dai romani, riferito, quest’ultimo termine, alle isole dell’Oceano del Nord, a cui i tedeschi avevano dato il nome di Glessum; succus, dal latino, il cui significato è lattice; lincurio, da linx, ovvero lince, in quanto si pensava, nel primo secolo a.C., che l’ambra fosse un insieme solidificato di escrementi liquidi di lince; lapis ardens, dal latino, e bernstein, dal tedesco, in riferimento alla facile possibilità di combustione del materiale.

Originariamente, l’ambra, che, in conseguenza a processi di fossilizzazione, subì una radicale trasformazione, si suppone fosse composta da un insieme di acidi resinosi e di idrocarburi, conosciuti come terpeni polimerizzati; da analisi effettuate su vari campioni di questa resina, prodotto finale della suddetta trasformazione, si è appurato che l’attuale composizione consiste in un insieme di elementi quali carbonio, ossigeno ed idrogeno.

L’ambra che attualmente è considerata di maggior pregio, ovvero quella dominicana, presenta una svariata serie di inclusioni animali che consistono prevalentemente in insetti (imenotteri, ditteri, coleotteri e isotteri), aracnidi, piccoli rettili e, addirittura, anfibi. Ovviamente in questo materiale è anche possibile riscontrare forme vegetali quali pollini, foglie, steli, piccoli fiori, ecc… Il proliferare delle specie faunistiche era ed è dovuto soprattutto alla condizioni climatiche particolarmente favorevoli, proprie dell’ambiente tropicale delle zone caraibiche, dove viene ritrovata la maggior parte di ambre più pregiate.

L’ambra venne così definita: resina dorata dalla proprietà terapeutiche. Gocce in cui erano intrappolati frammenti di foglie e incauti insetti, che il tempo e la pressione resero fossile. Inglobate in masse di detriti, sabbie, ghiacciai i globuli color miele rimasero nascosti in giacimenti lungo le coste del mar Baltico. Trasparente o lattiginosa ha variazioni cromatiche che vanno dal giallo limone all’arancio bruciato, dal rosso bruno al giallo olivastro. La nebulosità dipende dalla maggiore o minore quantità di bollicine d’aria inglobate e ne determina anche la qualità, la densità e il conseguente peso specifico. Leggera e calda, arcana e segreta questa gemma, una delle poche d’origine organica insieme al corallo e alla perla, ha affascinato popoli appartenenti a storie e culture infinitamente diverse fra loro.

All’ambra vennero attribuite proprietà terapeutiche e magiche tanto che mescolata al miele, olio o alcool era usata come linimento sulle parti doloranti o veniva impiegata come amuleto o talismano con cui accompagnare i defunti nell’aldilà. Facile da plasmare, anche se fragile, questa resina diafana e luminosa si prestò a rappresentare miti e simbologie dell’età classica.

Per riconoscere l’ambra autentica dalle imitazioni, vi è più d’un espediente. Il mezzo più antico e semplice, ma anche più empirico, è quello di avvicinare all’ambra un ago surriscaldato. La resina naturale emetterà un tipico intenso profumo. Si può anche strofinare e, se originale, elettrizzata attirerà frammenti di carta e polvere. Lo sapevano bene i greci antichi che chiamarono l’ambra électron. Si può infine immergerla in acqua salata dove, per l’impercettibile peso specifico, se autentica galleggerà.

(il libro delle gemme)