Un viaggio per conoscere le gemme preziose… il Topazio

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Il Topazio

Probabilmente il nome topazio deriva dall’isola di Topazos nel Mar Rosso; secondo alcuni l’etimologia è invece da riferire al termine sanscrito tapas (fuoco).

I cristalli di topazio si rinvengono principalmente in filoni di origine magmatica penumatolitica in rocce ricche di silice. Data l’elevata durezza è possibile ricavare un minerale ben conservato anche in depositi secondari in formazione alluvionale. Il topazio cristallizza nel sistema rombico ed appartiene ai nesosilicati, ossia la sua struttura è basata su tetraedri isolati SiO4 legati da alluminio in coordinazione ottaedrica a cui sono legati anche gli ioni F e OH. Questa struttura, compatta, è causa dell’elevata densità e durezza; infatti il topazio è stato scelto da Mohs come ottavo termine della sua scala.

L’habitus è prismatico pseudotetragonale con cristalli allungati lungo l’asse C terminanti agli estremi con la combinazione di piramidi e di un pinacoide basale. La sfaldatura è perfetta secondo il piano basale. La frattura è concoide e la lucentezza vitrea. Il topazio non deve essere sottoposto ad elevate temperature poichè potrebbero formarsi delle fratture nonchè delle variazioni di colorazione. Alcune pietre brune possono scolorire con la prolungata esposizione alla luce solare. Le numerose colorazioni in cui si rinviene questo minerale ne determinano le varietà che devono essre indicate facendo seguire il termine “topazio” il colore del campione in esame. La varietà giallo-arancione è quella più conosciuta ed apprezzata in gioielleria; era nota con il nome errato di “topazio imperiale” e viene tuttora imitata dal quarzo citrino. In passato era considerata altrettanto pregiata la varietà azzurra, con tonalità che variano dal blu intenso all’azzurro-verde; nell’ultimo decennio sono stati immessi sul mercato notevoli quantitativi di materiale trattato, non distinguibile dal naturale, che ha causato una vertiginosa discesa del prezzo. Il topazio può assumere tonalità rosa mentre la colorazione rossa è rarissima. Il topazio incolore veniva utilizzato come imitazione del diamante anche se le uniche caratteristiche che accomunano i due mineralio sono la colorazione e la densità.

La natura delle colorazioni è da attribuirsi a centri di colore di origine ignota per le varietà blu, brune e gialle, e a ioni Cr3+, in coordinazione ottaedrica per il colore rosa e rosso mentre le altre colorazioni si presumono formate dall’unione delle cause già citate.

Irradiando topazi di colore rosa, rossi, viola o incolori è possibile ottenere varietà bruno-arancioni. Con il riscaldamento è possibile ottenere l’effetto contrario passando da campioni bruni a incolori oppure a rosa, se sono presenti ioni di cromo. Il riconoscimento di questi trattamenti è difficoltoso e non sempre possibile. Il colore rosa ottenuto per riscaldamento evidenzia un pleocroismo molto più forte (rosa chiaro – giallo), rispetto a quello naturale che peraltro è raro. I topazi bruni ottenuti per irraggiamento di quelli incolori hanno gli indici di rifrazione tipici del materiale incolore, più bassi rispetto alla varietà bruna naturale. Alcuni topazi bruni possono scolorire con l’esposizione alla luce solare mentre altri hanno una colorazione stabile. Ciò avviene per la presenza di centri di colore diversi, stabili e instabili, la cui natura è tuttora ignota. Mediante l’irraggiamento dei topazi incolori si ottengono anche delle varietà bruno-verdi la cui componente gialla è dovuta a centri di colore instabili che, successivamente, vengono disattivati con un moderato riscaldamento o semplicemente mediante esposizione alla luce solare. Una volta eliminata la componente gialla si ottengono topazi blu, azzurri o azzurro-verdi, stabili alla luce solare, identici a quelli che si rivengono in natura.

Con un riscaldamento a circa 450°C i topazi azzurri, sia naturali che trattati, sbiadiscono e ritornano incolori. Il riconoscimento di questo trattamento è praticamente impossibile. Anche se tonalità blu particolarmente intense, non riscontrabili normalmente in natura, rivelano l’origine artificiale della colorazione, non esistono esami strumentali, di uso comune e non distruttivi, in grado di provare questo fatto. Bisogna inoltre considerare che le gemme di colore azzurro naturale possono aver subito, nei millenni successivi alla loro formazione, un analogo processo di irraggiamento naturale.

(Il libro delle gemme)