Un viaggio per conoscere le gemme preziose… il Corallo

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Il Corallo

Il corallo, ritenuto per secoli, dai naturisti, una pianta marina, agli inizi del ‘700, ad opera del medico francese Peyssonel, si scoprì che in realtà era l’impalcatura endoscheletrica ramificata di animali marini coloniali del phylum Cnidaria, classe Antozoi, sottoclasse Alcionari e Ottocoralli, ordine Gorgonacei e genere Corallium. Gioielli di questa sostanza organinca ricorrono nell’Egitto tolemaico. Il materiale si trova ancora nella gioielleria celtica centro-europea e in quella siberiana del VI secolo a.C. Sono rari i manufatti glittici in corallo sia di epoca greca sia del periodo romano. Intorno al 1553, lungo le coste dell’Africa Settentrionale, furono prodotte, ad opera dei genovesi, colonie per la pesca del corallo. Insediamenti dello stesso tipo sorsero successivamente su dette coste ad opera delle città marinare Pisa, Livorno, Marsiglia e Trapani.

L’impalacatura del corallo è formata da un asse centrale, perpendicolarmente al quale, con disposizione radiale, si sviluppano cristalli di calcite allo stato fibroso. Dal punto di vista chimico il corallo è costituito essenzialmente da carbonato di calcio, cristallizzato come calcite, con percentuali variabili di carbonato di magnesio e conchiolina. Il polipo del corallo è un piccolo organismo animale biancastro di circa 2 mm di diametro, che presenta otto tentacoli (dando il nome della sottoclasse) attorno all’orefizio orale. Il corpo tubolare dell’animale è collegato, mediante canali comunicanti, ad altri polipi, e pertanto una intera colonia di questi organismi costituisce praticamente una singola entità.

Le specie di corallo utilizzate in gioielleria sono: il Corallium Rubrum, il Corallium Japonicum, il Corallium Elatius, il Corallium Secundum e il Corallium Konojoi. Il Corallo Rubrum o corallo rosso, è generalmente di colore rosso con tonalità tendenti al rosso scuro o al rosso vivo; non sono rare le colorazioni rosa pallido. Si presenta in cespi alti 20-25 cm e larghi 10-15 cm. In Italia si pesca a profondità tra i 30 e i 50 m, nei mari della Calabria, Lazio, Toscana, Liguria, Sicilia e Sardegna. Essendo diffuso in tutto il mediterraneo, lo si pesca anche nei mari della Grecia, Corsica, Francia, Spagna, Marocco, Algeria e Tunisia. Il corallo del Giappone non è omogeneo, ma presenta sempre una venatura, comunemente denominata “anima”, di colore bianco nei coralli rossi e di colore rosa nei colori chiari. I cespi sono alti 30-40 cm, mentre il diametro dei rami è di 160 mm circa. I cespi del Corallium Elatius possono superare l’altezza di un metro. Il corallo del Giappone viene pescato a profondità di 200-300 m. Le specie che vengono pescate nei mari del Giappone sono:

– Corallium Konojoi, di colore bianco rosato;

– Corallium Japonicum, di colore rosso cupo, denominato “moro”;

– Corallium Elatius, denominato “cerasuolo”, quando il suo colore è rosso ciliegia e “pelle d’angelo” quando si presenta una colorazione rosa perfettamente omogenea.

– Corallium Secundum, noto anche come Midway, di colore bianco o rosa punteggiato o striato di rosso. Negli anni ’70 sono stati

– Garnet (1970), avente una colorazione rosa molto intensa tendente al giallastro verso l’interno;individuati, in diverse aree del Pacifico, coralli alquanto differenti da quelli del Giappone:

– Miss (1976), di colore rosa tendente al violaceo;

– Deep Sea (1979), con rami piccoli di colore rosso, che tende a schiarirsi, man mano che i rami aumentano di spessore. Il colore del corallo è distribuito commercialmente in vari tipi, ognuno dei quali viene indicato internazionalmente con un nome specifico espresso in lingua italiana. Il più importante centro per la lavorazione del corallo, pescato nel Mediterraneo e di gran parte di quello proveniente dal Pacifico, è Torredel Greco, vicino a Napoli. Il corallo, essendo ottimamente lavorabile, scalfibile e suscettibile di perfetto polimento e lucidatura, viene utilizzato per ricavarne grani di collana, piccoli oggetti intagliati e cammei. Una collana di corallo, essendo quest’ultimo un materiale essenzialmente carbonatico, è molto sensibile alle sostanze acide presenti nella sudorazione umana e pertanto, indossata per lungo tempo a contatto con la pelle, si opacizza per corrosione e subisce anche scoloritura chiazzata. Il corallo se viene esposto a fiamma si decolora e si screpola.

Il corallo naturale, appartenente alla specie Corallium Rubrum, presenta rami fittamente scannellati longitudinalmente. Se si osserva una sezione di questo corallo, in posizione perpendicolare all’asse del rametto, si nota una serie di cerchi concentrici, attraversati da setti o trabecole con disposizione radiale, simile ad una sezione di un tronco di albero. E’ possibile osservare tale struttura anche sui grani sferici delle collane, ove appare un reticolato, simile a quello dei paralleli e dei meridiani di un mappamondo. Nei coralli, provenienti dai mari del Giappone, non esiste la struttura appena descritta, ma bensì formazioni di colore, solcate sempre da una venatura bianca-marmorea. Il corallo reagisce con effervescenza all’acido cloridrico diluito; tale esame costituisce una prova utile per distinguere il corallo da alcune sue imitazioni (miscele di gomma e gesso, vetro, porcellana, materie plastiche). Per non danneggiare la superficie del corallo, la goccia di acido va deposta delicatamente nel foro dei grani.

(il libro delle gemme)