Un viaggio per conoscere le gemme preziose… i Lapislazzuli

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I Lapislazzuli

Il nome lapislazzuli pare derivi dal termine persiano lazhward che significa blu. La gemma, a cui venivano attribuiti significati magici e mistici, era molto apprezzata sin dal Periodo Neolitico. In Pakistan sono stati rinvenuti manufatti realizzati 7000 anni a.C. Il lapislazzuli era utilizzato come pietra ornamentale in Iran e nella Mesopotamia 4500 anni a.C. La pietra blu con caratteristici “punti d’oro”, definita da Plinio Sapphirus, corrispondeva, con molta probabilità, al lapislazzuli. Tale minerale è un aggregato composto dai silicati del “gruppo della sodalite”, da calcite, alla quale si devono le venature biancastre del materiale meno pregiato, da granuli di pirite ed ancora da pirosseni e mica. Il componente più rappresentativo, in percentuale, di questo aggregato, è la lazurite, per cui tale nome è utilizzato anche come sinonimo di lapislazzuli. I mineralogisti spesso considerano questo prodotto naturale come roccia e non come minerale.

Lo splendido colore blu del prodotto naturale è dovuto a centri di colore, connessi con lo zolfo, nella lazurite. Il materiale presenta una struttura microcristallina granulare, alquanto irregolare per la distribuzione non omogenea dei minerali aggregati; nella maggior parte degli esemplari è presente una picchettatura brillante color oro, dovuta a granuli di pirite. La durezza diversificata della roccia, ha impedito, nell’antichità, di ottenere superfici uniformemente lucidate a specchio nei manufatti.
Nella lazurite è presente dello zolfo e pertanto se il materiale viene attaccato con acido cloridrico sviluppa acido solfidrico, dal caratteristico odore sgradevole di uova marce. Il lapislazzuli viene tagliato a superficie curva e piana per essere utilizzato come grani di collana, oggetti intagliati e materiale intarsio. Il prodotto meno pregiato, ricco di venature bianche, viene frequentemente tinto; l’esame al microscopio consente di osservare l’addensamento del colore nelle fenditure. Se il materiale sospetto viene strofinato energicamente su un panno bianco e se su questo rimane una lieve scia blu, si può avere la certezza che la pietrà è stata colorata artificialmente. Il lapislazzuli è stabile all’esposizione della luce solare, diventa scuro e opace se riscaldato moderatamente; non può essere sottoposto agli effetti degli ultrasuoni o del vapore, ma può essere pulito con acqua calda e insaponata.

Insieme all’agata, il lapislazzuli è una delle gemme più antiche con cui l’uomo ha scelto di adornarsi. Nelle tombe reali della città sumera di Ur (2600-2100 a.C.) sono stati ritrovati un gran numero di grani spaziatori in lapis. Pietra amata dai Romani, che le affidarono proprietà afrodisiache, nell’Età di Mezzo assunse virtù quasi magiche: si credeva infatti che tenesse sani i lombi e purificasse l’animo dalla paura e dall’invidia. Ha lucentezza vitrea, è opaco o appena traslucido ai bordi se tagliato in lamine. Le qualità più apprezzate sono quelle di colorazione uniforme e densa. I lapislazzuli sono tutt’oggi estratti da depositi in Afganistan. Piccole quantità si traggono da miniere in Cile e in Siberia, Colorado e Myanmar.

Una delle imitazioni più frequenti è il diaspro colorato di blu. Tale materiale viene messo in commercio con la denominazione “lapis svizzero” o “lapis tedesco”. Il diaspro tinto non presenta picchettature di pirite, ma scaglie di quarzo ialino. Un’altra imitazione è ottenuta con uno spinello sintetico colorato con cobalto. Il minerale è alquanto ingannevole, perchè presenta picchettature, simili ai granuli di pirite del lapislazzuli naturale, costituite da particelle di oro mescolate al nutriente della sintesi. Il riconoscimento di detto prodotto è facile avendo esso indice di rifrazione e densità dello spinello.

Un’altra imitazione è costituita da vetro al cobalto in cui vengono aggregate laminette di rame.

Un prodotto a imitazione del lapislazzuli, commercializzato come “quarzo blu dell’India” è risultato essere un vetro al cobalto, nel quale sono stati inclusi critalli di cristobalite-alfa. Le suddette imitazioni sono riconoscibili per il tipico spettro del cobalto che esse presentano. Il prodotto Gilson, pubblicizzato come sintesi, è una imitazione ottenuta miscelando polvere di oltremare (miscuglio di caolino, carbonato di sodio, zolfo e carbone) sintetico a cui è stato addizionato del fosfato di zinco come legante. La presunta sintesi presenta una microtessitura lenticolare molto regolare, assenza di vene, macchie di calcite, cristalli di pirite distribuiti con regolarità non riscontrabile nel prodotto naturale.

(il libro delle gemme)