Un viaggio per conoscere le gemme prezione… Lo Smeraldo

La parola smeraldo deriva dal greco smaragdos che vuol dire “verde”. Questa è una fra le gemme più ricercate per la sua esemplare colorazione verde intensa, tipica della migliore qualità. Il colore verde dello smeraldo è dovuto a piccole percentuali di ossido di cromo e/o di vanadio, a livello di impurità atomiche. Questa pietra si presenta generalmente piuttosto fratturata e quindi particolarmente fragile. La colorazione non subisce modifiche se non con un riscaldamento superiore a 800°C. E’ importante porre attenzione quando si pulisce lo smeraldo, avendo cura di non operare con solventi, sostanze alcoliche o ultrasuoni, in quanto questi potrebbero asportare parte dell’olio utilizzato nell’eventuale trattamento (circa il 90% degli smeraldi vengono trattati con oliature), lasciando danne lacune superficiali o anche più profonde nella gemma; è quindi opportuno utilizzare acqua e sapone evitando, nel detergere la gemma, di operare con eccessiva energia sulle superfici della stessa.

Recentemente, in conseguenza al notevole afflusso di materiale immesso sul mercato, dovuto alla scoperta di nuovi giacimenti, e a casua dei frequenti trattamenti con oli, lo smeraldo ha subito una certa flessione della domanda, con l’evidente risultato che ad esso vengono preferite pietre quali il rubino e lo zaffiro. La consueta presenza di fratture nello smeraldo consente di operare su esso con eventuali trattamenti che migliorano decisamente la colorazione del materiale, che però inevitabilmente rischia di diventare più fragile, a causa della pressione interna esercitata dalle sostanze intruse. In linea di massima i trattamenti possono definirsi abbastanza stabili se le quantità di olio immesse sono discrete; viceversa si possono verificare rotture irreversibili a causa di fattori esterni quali il successivo riscaldamento o l’eventuale violento impatto della pietra su corpi estranei.

La conoscenza dello smeraldo risale a circa 4000 anni a.C., nell’antica Babilonia, dove veniva già commercializzato. I primi giacimenti noti ad essere stati sfruttati nella storia pare siano quelli dell’Antico Egitto appartenuti a Cleopatra circa 2000 anni a.C.. Nel tempo si persero le tracce relative alla dislocazione di detti giacimenti che, agli inizi dell’800 furono identificati a nord-est di Assuan.

Nell’antichità questa gemma era simbolo di fede e immortalità.

Terapeuticamente aveva proprietà benefiche per la vista. Per lo smeraldo, come per il diamante, sono innumerevoli le gemme che nel tempo si sono distinte per la particolare bellezza e l’elevata caratura. Fra gli smeraldi di considerevole importanza vi sono, senza dubbio, quelli appartenenti ai Gioielli della Corona dell’Iran e quelli dei Sultani di Turchia. Fanno parte del primo gruppo: uno smeraldo tagliato a cabochon, di 175 ct, incastonato al centro della cintura imperiale; un pezzo tagliato a cabochon, di 225 ct, montato sul trono dello Shah Nadir; una serie di 12 pietre, tagli vari, di cui la più grande pesa 140 ct e altre quattro circa 90 ct caduna, un cabochon di circa 65 ct, incastonato nel “Nadir Shah jiqua”, o gioiello ornamentale per turbante. Del secondo gruppo di smeraldi sono da considerare le tre pietre di forma esagonale (incastonate in un pendente con perle e diamanti), di cui la più grande misura 7x6x4 cm e le altre due hanno dimensioni approssimativamente di 5 cm, i tre cabochon di circa 4×3 cm, montati sull’impugnatura del pugnale d’oro del Sultano (XVIII sec.) e altri smeraldi che fanno parte del trono del Sultano, fra cui l’impugnatura, completamente in smeraldo, del pugnale d’oro del Sultano Mhemet

Un campione di circa 1400 ct, che adorna l’abito del Sultano, è conservato nel Museo del Gran Serraglio, a Istanbul. Fra le altre pietre, al di fuori di queste due grandi collezioni, sono di notevole pregio: il cristallo di smeraldo denominato Patricia, IV; questa sono pietre tutte conservate nel Museo Topkapi di Istanbul. di 632 ct (conservato nel Museum of Natural History di New York); il cristallo Devonshaire, di 1384 ct, donato all’imperatore del Brasile, Don Pedro I, ai Duchi di Devonshaire; una collezione di 5 smeraldi, provenienti dalle miniere di Muzo, con pesi variabili da 220 a 1796 ct (conservati presso il Banco de la Repùblica di Bogotà); lo smeraldo Mogul, di circa 218 ct, a forma di piastra, con un’incisione, su una facciata, che raffigura un motivo floreale, mentre sull’altra facciata vi è l’incisione di una preghiera in arabo, con data islamica 1107, corrispondente al 1695 a.C. (collezione di Allan Coplan, New York).

mogul