Un po’ di storia… L’OROLOGIO

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L’invenzione di Ctesibio, vissuto intorno al 200 a.C., può essere considerata uno dei primi “orologi” della storia: si trattava di una clessidra in grado di misurare la durata delle ore del giorno basandosi sul flusso dell’acqua. L’idea di Ctesibio era che il fluire del tempo non potesse che essere rappresentato dal fluire costane di un liquido. Fu però un monaco benedettino che, intorno al 1000, penso di adottare uno schema meccanico semplice ed essenziale: una specie di gabbia di ferro contenente i pochi ingranaggi necessari, un peso attaccato ad una corda, per fornire la forza motrice, e due verghe di ferro che formavano l’elemento oscillante.

Il merito di aver applicato la teoria del pendolo alla pratica dell’orologeria va invece attribuito ad un matematico olandese, Huygens: intenzionato a colmare il vuoto scientifico nella disciplina dell’orologeria, che fino ad allora era sopravvissuta di espedienti, pensò ad un elemento oscillante che avesse una specifica frequenza di oscillazione.

 

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Visse in Francia a cavallo tra il 700 e l’800 il più geniale creatore di orologi di tutti i tempi: si tratta di Abraham Louis Breguet, che si dedicò al prefezionamento delle idee altrui. Pensò di aumentare l’affidabilità dell’orologio inserendo dei controperni in rubino, un sistema di carica automatica e infine un molleggio elastico ad uno dei controperni in rubino dell’asse del bilanciere, per proteggere l’orologio in caso di cadute accidentali.

Nel 1900 tutte le carte vengono puntate sull’orologio da polso, una creatura che muove timidamente i suoi primi passi: il polso umano però è molto più esposto non solo ad urti casuali, ma anche ad una costante aggressione di agenti esterni quali umidità, sudorazione e sbalzi di temperatura. Tuttavia, l’incessante movimento del polso viene utilizzato come potenziale di energia trasformabile in forza motrice, capace di caricare automaticamente la molla degli orologi.

 

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Nel 1926 viene risolto il problema della chiusura ermetica della cassa e nel 1927 il mondo dell’orologeria guarda con stupore e ammirazione all’impresa di una nuotatrice inglese (Mercedes Gleitze) che attraversa la Manica a nuovo: il fatto stupefacente non è tanto questo, quanto la resistenza dell’orologio al suo polso che supporta indenne e perfettamente funzionante, 15 ore di immersione in acqua salata.