Ultime novità  sul fixing dell’argento

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Il fixing dell’argento al bivio: LBMA annuncia la chiusura

Il prossimo 14 agosto, se nessuna novità interverrà nel frattempo, sarà l’ultima volta che potremo disporre del fixing dell’argento. Dopo ben 117 anni, con l’unica interruzione determinata dalla seconda Guerra Mondiale, cesserà di esistere questo immancabile appuntamento quotidiano, come annunciato a sorpresa dalla London Silver Fixing Market Ltd, che fino ad allora continuerà a calcolarlo.

Stando a quanto riportato dal comunicato stampa della società, in queste settimane avverranno consultazioni tra clienti e partecipanti al mercato e la LBMA (London Bullion Market Association), che per voce del suo Chief Executive, Ruth Crowell, si è detta disponibile a esplorare alternative: “E’ parte del nostro ruolo di associazione di categoria fare in modo che il mercato dell’argento e tutti gli operatori che vi fanno riferimento possano continuare a utilizzare un meccanismo quotidiano di calcolo del prezzo del metallo. Ecco perchè abbiamo lanciato una consultazione e intendiamo collaborare con glio interessati nell’ottica di verificare se e quanto sia utile sviluppare un’alternativa”.

Il fixing dell’argento è indubbiamente uno dei più antichi benchmark finanziari, se si pensa che perfino quello dell’oro è nato dopo (e di ben 22 anni). Ciò che ha determinato l’attuale situazione è stato principalmente il ritiro di Deutsche Bank dal ristretto circolo di banche responsabili del meccanismo con cui si definiscono i riferimenti di prezzo dei metalli preziosi. L’abbandono della banca tedesca, unito al fatto che nessuna altra si è resa disponibile a rilevarne il posto, ha messo in seria difficoltà il fixing dell’argento in quanto, d’ora in poi, vi avrebbero partecipato soltanto Hsbc e Bank of Nova Scotia, mentre quello dell’oro resta affidato a quattro istituti. Inoltre, i rumors riportano che anche Hsbc e Scotiabank erano intenzionate ad abbandonare il campo, diventato terreno minato da quando le autorità di vigilanza hanno alzato la guardia sui benchmark finanziari in seguito allo scandalo del Libor.

Insomma, la London Silver Market Fixing, i cui soci sono proprio Deutsche Bank, Hsbc e Scotiabank, non avrebbe avuto altra scelta. E’ da rilevare che la Financial Conduct Authority (FCA), che non molte settimane fa si era detta disposta a intervenire in caso di problemi col fixing dell’argento, pare abbia chiesto (ed evidentemente ottenuto) il rinvio al 14 agosto delle “dimissioni” della banca tedesca , allo scopo di guadagnare tempo per uscire dall’impasse. Ma anche il London Metal Exchange, che già distribuisce per conto di LBMA i prezzi spot e i tassi forward di oro e argento, si è candidato a elaborare una possibile alternativa al fixing: “Siamo sempre alla ricerca di soluzioni per ampliare la nostra offerta e siamo pronti a espandere la gamma di strumenti per la definizione dei prezi e l’esecuzione dei contratti al servizio del mercato dei metalli preziosi”. Benchè fondato su un meccanismo obsoleto, poco trasparente e secondo alcuni vulnerabile a manipolazioni, il fixing è considerato insostituibile da molti operatori: imprese minerarie, gioiellieri, società emittenti di Etf e addirittura le zecche, che devono prezzare le monete da collezione, hanno necessità di un riferimento. L’argento, scambiato ventiquattr’ore su ventiquattro e molto volatile, non ha un vero e proprio settlement. E la chiusura dei futures al Comex non viene considerata un benchmark adeguato.

(Assomet maggio 2014)