Jaeger Lecoultre Reverso

2e1ax_default_entry_Senza-nome-7

Conoscete la storia del Reverso, l’orologio reversibile simbolo dell’Art Déco?

India, 1930: I soldati inglesi impegnavano il loro tempo libero giocando a polo. Uno sport che può causare peculiari effetti collaterali… quali la rottura dell’orologio (che per ignoti motivi non veniva tolto dal polso prima di scendere in campo!).

Leggenda narra che un giocatore di polo si lamentò di aver subìto proprio questo danno con César De Trey, uno dei futuri dirigenti della “Specialites Horlogeres”, poi Jaeger-LeCoultre. Dalla discussione di questo singolare problema insieme al suo amico Jacques-David LeCoultre nacque l’idea del Reverso, il cui disegno fu affidato al designer René-Alfred Chauvot.

Ne risultò un brevetto per un meccanismo sulla cassa che permettesse di ribaltare l’orologio anche quando indossato, per poterlo così proteggere dai colpi del polo. La forma rettangolare, necessaria per permettere la rotazione, fu disegnata secondo la proporzione aurea di 1,618 alla quale ricorse anche Patek Philippe per l’Ellisse d’oro.

Nel 1931 nacque così il Reverso, icona dell’Art Deco, con una estetica che sopravvive ancora oggi, con poche modifiche. Una curiosità? Nell’inverno 1931-32, 8 casse Reverso furono vendute a Patek Philippe, che le equipaggiò con movimenti tondi (realizzati da Jaeger-LeCoultre all’epoca fornitore della Maison) e le commercializzò con il proprio brand sul quadrante. Visitando il museo Patek Philippe, è oggi possibile visionare due rari esemplari di Reverso appartenenti a questa serie.

Dopo il grande successo negli anni ’30, le vendite dell’orologio soffrirono negli anni della Guerra, e la cassa ribaltabile rimase dimenticata in quelli successivi.

Nel 1972, secondo quanto tramandato negli ambienti orologieri, l’italiano Giorgio Corvo, distributore JLC in Italia, oltre che conoscitore e collezionista di orologi, trovò circa 200 casse Reverso abbandonate in un cassetto della manifattura. Convinse la Grande Maison a cedergliele, senza spuntare neanche l’incassatura del movimento, che realizzò da sé applicandovi un movimento meccanico. In due mesi tutti gli esemplari furono esauriti, e nel solo mercato italiano. L’ordine successivo fu per un quantitativo di 2.000 pezzi, e resituì nuova auge alla celebre cassa ribaltabile.

La cassa è cambiata di poco negli anni: allargata e ridisegnata per assicurare migliore vestibilità e maggiore resistenza all’acqua (la cassa attuale conta più di 50 componenti, mentre quella originaria meno di 30). Le anse spigolose e le tre righe orizzontali incise a cornice del quadrante sono ancora lì, come nell’originale del 1931.

Nel 2006, Jaeger-LeCoultre lancia il Reverso Squadra, di forma quadrata e di maggiore spessore, per poter montare calibri dotati di complicazioni. Curiosamente, il brevetto per questo orologio fu negato a Jaeger-LeCoultre poiché ne esisteva già uno molto simile intestato a René-Alfred Chauvot, il padre del Reverso, che precorse i tempi con un design che, negli anni ’30, fu considerato dalle proporzioni troppo moderne perché potesse avere successo.